Vera Vige­va­ni de Jarach 1928–2025

Il liceo D’Azeglio ricor­da con pro­fon­do affet­to Vera, “par­ti­gia­na del­la memo­ria”, che più vol­te ha por­ta­to agli stu­den­ti e ai docen­ti del­la scuo­la la sua testi­mo­nian­za.

Ebrea mila­ne­se, con la fami­glia si è tra­sfe­ri­ta bam­bi­na a Bue­nos Aires dopo le leg­gi raz­zi­ste del 1938 per sfug­gi­re alla per­se­cu­zio­ne. Suo non­no è sta­to depor­ta­to ed è mor­to ad Ausch­wi­tz.

A Bue­nos Aires Vera si è spo­sa­ta con Gior­gio Jarach e ha avu­to una figlia, Fran­ca.

Stu­den­tes­sa nel Cole­gio Nacio­nal de Bue­nos Aires, impe­gna­ta poli­ti­ca­men­te, Fran­ca è sta­ta rapi­ta a diciott’anni nel 1976. Nono­stan­te le mol­tis­si­me ricer­che, Vera, madre di Pla­za de Mayo, non è riu­sci­ta a sape­re nul­la del­la figlia “desa­pa­re­ci­da” per mol­ti anni, fin­ché una don­na, che era sta­ta pri­gio­nie­ra con Fran­ca nel­la Escue­la de Mecà­ni­ca de la Arma­da, non le ha rive­la­to che Fran­ca era sta­ta ucci­sa in un “volo del­la mor­te”, get­ta­ta da un aereo nell’estuario del Rio de la Pla­ta.

Vera ha con­ti­nua­to fino alla fine la sua bat­ta­glia di ricor­do e di giu­sti­zia, testi­mo­nian­do la tra­ge­dia acca­du­ta in Argen­ti­na, soprat­tut­to nel­le scuo­le, chie­den­do giu­sti­zia e sot­to­li­nean­do la neces­si­tà di tene­re alta la guar­dia affin­ché ciò che è avve­nu­to non abbia a ripe­ter­si.

Vera è sta­ta instan­ca­bi­le nel­la sua ope­ra di edu­ca­zio­ne dei gio­va­ni. Chi l’ha incon­tra­ta testi­mo­nia che dal­la sua tra­ge­dia per­so­na­le, sim­bo­lo del­le tra­ge­die del Nove­cen­to, ha sapu­to trar­re for­za per guar­da­re al futu­ro e per impe­gnar­si affin­ché ciò che è suc­ces­so non sia più, “nun­ca más”.

Vera si è for­te­men­te impe­gna­ta in uno scam­bio con il Cole­gio Nacio­nal de Bue­nos Aires che ha visto un grup­po di stu­den­ti e docen­ti del­la scuo­la di Fran­ca ospi­ti del liceo D’Azeglio nel 2006.

In uno degli incon­tri in aula magna, a uno stu­den­te che le chie­de­va come giu­di­ca­va la sua vita, rispo­se: “Bel­lis­si­ma”. E spie­ga­va di aver avu­to un mari­to, un lavo­ro, una figlia che ave­va­no dato un sen­so pro­fon­do alla sua vita.

Vera è sta­ta nomi­na­ta cit­ta­di­na ono­ra­ria di mol­te cit­tà ita­lia­ne, ha intes­su­to rap­por­ti di ami­ci­zia con miglia­ia di per­so­ne, ha testi­mo­nia­to con la sua per­so­na che dall’orrore e dal­la tra­ge­dia pos­so­no e deb­bo­no nasce­re la spe­ran­za e l’impegno per il futu­ro. Agli stu­den­ti Vera rac­co­man­da­va di pre­sta­re atten­zio­ne ai segni dei tem­pi e di non tra­scu­ra­re ogni mini­mo cen­no a dirit­ti tra­scu­ra­ti o nega­ti.

Per chi non aves­se avu­to la for­tu­na di incon­trar­la, in rete è dispo­ni­bi­le mol­tis­si­mo mate­ria­le: ad esem­pio il docu­men­ta­rio “Il rumo­re del­la memo­ria” che ini­zia con le paro­le con cui si pre­sen­ta­va: “Io sono Vera Vige­va­ni Jarach e ho due sto­rie…”

Ciao, Vera, la tua vita “bel­lis­si­ma” non sarà dimen­ti­ca­ta da nes­su­no di quel­li che ti han­no incon­tra­ta e da quel­li che avran­no la for­tu­na di cono­sce­re la tua sto­ria e la tua lot­ta.

Ulti­mo aggior­na­men­to: 6 Otto­bre 2025

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