Incon­tro con Rober­to Savia­no

Il Liceo “Mas­si­mo D’Azeglio” ha recen­te­men­te vis­su­to un alto momen­to di rifles­sio­ne civi­le, ospi­tan­do a distan­za, nell’ambito del pro­get­to “Lo Struz­zo a scuo­la”, Rober­to Savia­no per un’intervista incen­tra­ta sul suo ulti­mo roman­zo “L’amore mio non muo­re”.

L’incontro si è tra­dot­to in un viag­gio negli anni Ottan­ta attra­ver­so la sto­ria di Ros­sel­la Casi­ni, una stu­den­tes­sa di psi­co­lo­gia fio­ren­ti­na la cui vita vie­ne stra­vol­ta dall’incontro con Fran­ce­sco, uno stu­den­te cala­bre­se lega­to alla ’ndri­na dei Fri­si­na di Pal­mi.

Savia­no ha descrit­to con pre­ci­sio­ne il corag­gio e, per meglio dire, l’amore di que­sta ragaz­za di ven­ti­quat­tro anni che, mos­sa da un sen­ti­men­to che la mafia non può com­pren­de­re, deci­de di non fug­gi­re di fron­te alla vio­len­za, ma di scen­de­re in Cala­bria per strap­pa­re l’uomo che ama a un desti­no di san­gue. Il rac­con­to si è sno­da­to lun­go il ten­ta­ti­vo rivo­lu­zio­na­rio di Ros­sel­la di con­vin­ce­re Fran­ce­sco a col­la­bo­ra­re con la giu­sti­zia, sus­sur­ran­do­gli che la fedel­tà al clan è una pri­gio­ne e che esi­ste un’altra vita pos­si­bi­le fuo­ri dall’omertà. Tut­ta­via, la nar­ra­zio­ne ha mostra­to anche la spie­ta­ta rea­zio­ne del­la pio­vra mafio­sa che, attra­ver­so il ricat­to degli affet­ti ope­ra­to dal­la fami­glia, ha spin­to Fran­ce­sco a ritrat­ta­re, lascian­do Ros­sel­la sola con­tro un’intera comu­ni­tà che la per­ce­pi­va come un virus peri­co­lo­so. La tra­gi­ca con­clu­sio­ne del­la vicen­da, avve­nu­ta il 22 feb­bra­io 1981 con la scom­par­sa di Ros­sel­la in una lupa­ra bian­ca, è sta­ta ana­liz­za­ta dall’autore come il prez­zo paga­to per un amo­re che ha osa­to sfi­da­re le leg­gi arcai­che del­la ’ndran­ghe­ta.

Savia­no ha spie­ga­to che scri­ve­re que­sto libro è sta­to un atto neces­sa­rio per resti­tui­re digni­tà a una vit­ti­ma dimen­ti­ca­ta per decen­ni, usan­do­la come len­te per osser­va­re feno­me­ni attua­li come il ruo­lo del­le don­ne nel­le orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li, le cosid­det­te “sorel­le d’omertà”, le infil­tra­zio­ni nel­le cur­ve degli sta­di o i riti di ini­zia­zio­ne dei pic­ciot­ti.

Duran­te l’intervista è emer­so chia­ra­men­te come la descri­zio­ne con­cre­ta e diret­ta di que­ste dina­mi­che non sia un’esaltazione del­la vio­len­za, ma uno stru­men­to per ren­de­re con­sa­pe­vo­li i cit­ta­di­ni. Sol­le­ci­ta­to dagli stu­den­ti su come impe­gnar­si oggi, lo scrit­to­re ha sot­to­li­nea­to che, per sra­di­ca­re que­sti feno­me­ni, non ser­ve la for­za bru­ta, ben­sì la cul­tu­ra e la con­sa­pe­vo­lez­za: il pro­ble­ma più gran­de rima­ne, infat­ti, l’isolamento. L’autore ci ha lascia­to con il mes­sag­gio che l’impegno civi­co risie­de nel­la capa­ci­tà di resta­re uni­ti, poi­ché l’amore e la cono­scen­za sono gli uni­ci mez­zi effi­ca­ci per non cede­re al pote­re cri­mi­na­le.

Si rin­gra­zia la Pro­fes­so­res­sa Scor­dia per il coor­di­na­men­to dell’iniziativa.

Di segui­to un bre­ve estrat­to del­l’in­con­tro:

Ulti­mo aggior­na­men­to: 4 Mag­gio 2026

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