
Il liceo D’Azeglio ricorda con profondo affetto Vera, “partigiana della memoria”, che più volte ha portato agli studenti e ai docenti della scuola la sua testimonianza.
Ebrea milanese, con la famiglia si è trasferita bambina a Buenos Aires dopo le leggi razziste del 1938 per sfuggire alla persecuzione. Suo nonno è stato deportato ed è morto ad Auschwitz.
A Buenos Aires Vera si è sposata con Giorgio Jarach e ha avuto una figlia, Franca.
Studentessa nel Colegio Nacional de Buenos Aires, impegnata politicamente, Franca è stata rapita a diciott’anni nel 1976. Nonostante le moltissime ricerche, Vera, madre di Plaza de Mayo, non è riuscita a sapere nulla della figlia “desaparecida” per molti anni, finché una donna, che era stata prigioniera con Franca nella Escuela de Mecànica de la Armada, non le ha rivelato che Franca era stata uccisa in un “volo della morte”, gettata da un aereo nell’estuario del Rio de la Plata.
Vera ha continuato fino alla fine la sua battaglia di ricordo e di giustizia, testimoniando la tragedia accaduta in Argentina, soprattutto nelle scuole, chiedendo giustizia e sottolineando la necessità di tenere alta la guardia affinché ciò che è avvenuto non abbia a ripetersi.
Vera è stata instancabile nella sua opera di educazione dei giovani. Chi l’ha incontrata testimonia che dalla sua tragedia personale, simbolo delle tragedie del Novecento, ha saputo trarre forza per guardare al futuro e per impegnarsi affinché ciò che è successo non sia più, “nunca más”.
Vera si è fortemente impegnata in uno scambio con il Colegio Nacional de Buenos Aires che ha visto un gruppo di studenti e docenti della scuola di Franca ospiti del liceo D’Azeglio nel 2006.
In uno degli incontri in aula magna, a uno studente che le chiedeva come giudicava la sua vita, rispose: “Bellissima”. E spiegava di aver avuto un marito, un lavoro, una figlia che avevano dato un senso profondo alla sua vita.
Vera è stata nominata cittadina onoraria di molte città italiane, ha intessuto rapporti di amicizia con migliaia di persone, ha testimoniato con la sua persona che dall’orrore e dalla tragedia possono e debbono nascere la speranza e l’impegno per il futuro. Agli studenti Vera raccomandava di prestare attenzione ai segni dei tempi e di non trascurare ogni minimo cenno a diritti trascurati o negati.
Per chi non avesse avuto la fortuna di incontrarla, in rete è disponibile moltissimo materiale: ad esempio il documentario “Il rumore della memoria” che inizia con le parole con cui si presentava: “Io sono Vera Vigevani Jarach e ho due storie…”
Ciao, Vera, la tua vita “bellissima” non sarà dimenticata da nessuno di quelli che ti hanno incontrata e da quelli che avranno la fortuna di conoscere la tua storia e la tua lotta.

Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre 2025


