Epo­pea di una crea­zio­ne

Dopo due anni di lavo­ro, al D’A­ze­glio ha mos­so i pri­mi pas­si il pro­to­ti­po di robot inte­ra­men­te pro­get­ta­to e costrui­to da stu­den­ti! Ma la sto­ria è lun­ga, una vera avven­tu­ra, con un lun­go viag­gio che ha visto arri­va­re in fon­do solo gli impla­ca­bi­li Miche­le Por­tu­la­no, Ema­nue­le Toma­set­ta e Fran­ce­sca Valt

Andia­mo per ordi­ne. Nel lon­ta­no feb­bra­io del 2024, fu pro­po­sto un pro­get­to extra­cur­ri­co­la­re dal tito­lo Ardui­no Car. Esso con­si­ste­va nel­la crea­zio­ne di un sem­pli­ce vei­co­lo a quat­tro ruo­te, con­trol­la­to con micro­con­trol­lo­re Ardui­no. Due moto­ri fis­sa­ti su un pez­zo di car­to­ne, una pila e poco altro. 

Al pro­get­to ade­ri­ro­no alcu­ni stu­den­ti del ter­zo anno, liceo clas­si­co amplia­men­to scien­ti­fi­co-mate­ma­ti­co: Miche­le Por­tu­la­no, Ema­nue­le Toma­set­ta, Fran­ce­sca Valt, Eleo­no­ra Mar­giot­ta, Vit­to­ria Cal­le­ga­ro, Alma Taglia­fer­ro, Gaia Nata­le, Mat­tia Sal­va­to­re, Tom­ma­so Mila­ne­si, Filip­po Fasa­no, Andrea Sup­po e Ales­san­dro Bel­lu­sci.

Già dal pri­mo incon­tro, il pro­fes­so­re che avreb­be gesti­to il pro­get­to, ini­ziò a teme­re il fal­li­men­to. I ragaz­zi, infat­ti, lascia­ti total­men­te libe­ri di spa­zia­re con la pro­pria fan­ta­sia, pen­sa­va­no in gran­de. Inve­ce che quat­tro ruo­te, sogna­va­no un cin­go­la­to (ruo­te, scoc­ca e cin­go­li da model­la­re e stam­pa­re 3D!); inve­ce di un pez­zo di car­to­ne, ane­la­va­no a ripro­dur­re il noto robot­ti­no Wall‑E del­la Pixar; inve­ce di un sem­pli­ce mec­ca­ni­smo tele­gui­da­to, ardi­va­no al con­trol­lo via blue­tooth con smart­pho­ne!

Il docen­te era pre­oc­cu­pa­to sul­l’ef­fet­ti­va rea­liz­za­bi­li­tà del­l’o­pe­ra in poco tem­po, ma tut­to som­ma­to non era trop­po gra­ve, per­ché l’o­biet­ti­vo del pro­get­to non era la crea­zio­ne del pro­to­ti­po, quan­to l’af­fi­na­men­to del­le com­pe­ten­ze tra­sver­sa­li neces­sa­rie alla sua rea­liz­za­zio­ne.

Si pro­ce­det­te così con le idee dei ragaz­zi che si distin­se­ro in capa­ci­tà orga­niz­za­ti­va, auto­no­mia e zelo. Si tro­va­va­no in FabLab a lavo­ra­re inde­fes­si con com­pi­ti ben sta­bi­li­ti. Chi model­la­va su Free­CAD, chi pro­get­ta­va con car­ta e pen­na, chi lima­va e usa­va il tra­pa­no sul legno del­la sca­to­let­ta, chi impa­ra­va a usa­re il taglio laser, chi scri­ve­va in C++ e chi sal­da­va a sta­gno. 

Un team straor­di­na­rio che tut­ta­via non riu­scì a com­ple­ta­re l’o­pe­ra entro la fine del­l’an­no, ma si avvi­ci­nò mol­to al risul­ta­to fina­le. Pas­sa­ta l’e­sta­te, il pro­fes­so­re striz­zan­do l’oc­chio ai ragaz­zi chie­de di fini­re il lavo­ro. E qui acca­de l’in­cre­di­bi­le. 

Tre ragaz­zi deci­do­no di com­ple­tar­lo dav­ve­ro, non più per rac­ci­mo­la­re ore di PCTO, ma per sod­di­sfa­zio­ne per­so­na­le. Come un’au­ten­ti­ca epo­pea, alme­no tre sono le pro­ve che devo­no supe­ra­re. 

La pri­ma sfi­da è l’ab­ban­do­no dei com­pa­gni. Bat­ta­glia Mar­giot­ta e Taglia­fer­ro, esper­te model­la­tri­ci di Free­CAD dan­no for­fait, così come Mila­ne­si Sup­po e Fasa­no, abi­li fale­gna­mi e goz­zo­vi­glia­to­ri. Il sot­to­grup­po dedi­ca­to alla pro­gram­ma­zio­ne si sfal­da: pri­ma abban­do­na Cal­le­ga­ro, che era sta­ta coin­vol­ta pro­prio per le sue cono­scen­ze di linux e rasp­ber­ry pi. Poi per­si­no il noto Bel­lu­sci, per­ché si deve impe­gna­re a vin­ce­re sva­ria­te olim­pia­di. 

Secon­do osta­co­lo: il taglio laser vie­ne defi­ni­ti­va­men­te dichia­ra­to fuo­ri uso ed è neces­sa­rio rifa­re tut­to da capo con stam­pa 3D! Quin­di buo­na par­te del lavo­ro pre­ce­den­te da but­ta­re. Chiun­que di fron­te a que­sta dif­fi­col­tà avreb­be get­ta­to la spu­gna, ma non i nostri eroi. 

Ter­za trap­po­la: il docen­te non rie­sce a dedi­ca­re abba­stan­za tem­po e, dicia­mo­lo, le sue già vacil­lan­ti com­pe­ten­ze non sono cer­to suf­fi­cien­ti per la gran­de impre­sa. 

Eppu­re i tre valo­ro­si per­si­sto­no inde­fes­si. Miche­le Por­tu­la­no, il cui entu­sia­smo non è pos­si­bi­le spe­gne­re nem­me­no con un rul­lo com­pres­so­re o con la minac­cia di note disci­pli­na­ri, arri­va a liti­ga­re con i docen­ti pur di sgat­ta­io­la­re in FabLab ad ogni occa­sio­ne. Si destreg­gia tra app di con­trol­lo blue­tooth, codi­ce C++, libre­rie sco­no­sciu­te, dri­ver per i moto­ri, sal­da­tu­re a sta­gno, gom­ma­tu­ra ruo­te e un’in­fi­ni­ta pazien­za. 

Ema­nue­le Toma­set­ta ha il com­pi­to di rimo­del­la­re tut­to in 3D, discu­te­re col docen­te per tro­va­re nuo­ve solu­zio­ni, con­te­ne­re le fol­li idee di Miche­le, risi­ste­ma­re ogni pez­zo ed effet­tua­re mil­le e più pro­ve sen­za mai abbat­ter­si. 

Ma da soli non fareb­be­ro nul­la, sen­za la silen­zio­sa pre­sen­za di Fran­ce­sca Valt. Entra­ta in sor­di­na, in abbi­glia­men­to da rap­per di Tra­ste­ve­re, non pro­nun­cia mai paro­la in pre­sen­za del docen­te, ma si limi­ta al più a disap­pro­var­lo con sot­ti­li geli­di ed elo­quen­ti sguar­di. La sua crea­ti­vi­tà e la sua atten­zio­ne per­met­to­no ai navi­gan­ti tan­to di tro­va­re nuo­ve rot­te, quan­to di non per­de­re il pun­to di arri­vo.

Pic­co­li sco­gli si inter­pon­go­no anco­ra tra i nostri eroi e la meta. Le ruo­te sci­vo­la­no, un baco nel pro­gram­ma, l’app blue­tooth trop­po len­ta, le viti che man­ca­no, i cin­go­li non fan­no tenu­ta, dei fori man­can­ti, le pile si sca­ri­ca­no, le sal­da­tu­re non ten­go­no. Gior­no dopo gior­no, ora dopo ora, tut­to vie­ne com­pre­so e risol­to. Man­ca sol­tan­to un’ul­ti­ma par­te este­ti­ca irri­nun­cia­bi­le: la testa del robot. 

Ed ecco cala­re dal­l’al­to, auten­ti­co deus ex machi­na, l’in­ter­ven­to di un altro prof, com­pe­ten­te dav­ve­ro, super esper­to di model­la­zio­ne 3D: Pao­lo Mon­ta­na­ro. In pochi gior­ni tira fuo­ri una testa per­fet­ta che tra­for­ma il cubo in una bel­lis­si­ma emu­la­zio­ne del Wal­lE del­la Pixar. 

Final­men­te, dopo qua­si 26 mesi di lavo­ro, il robot­ti­no pren­de vita! Si muo­ve, è coman­da­to dal­lo smart­pho­ne di Miche­le, rispon­de ai coman­di, è com­pat­to e rapi­dis­si­mo. 

Chiun­que, giun­to alla meta, avreb­be tira­to un sospi­ro di sol­lie­vo e si sareb­be dedi­ca­to ad altre fac­cen­de. Non i nostri eroi, per­ché si con­cen­tra­no su un aspet­to note­vo­le del lavo­ro: la divul­ga­zio­ne per i poste­ri! Han­no giu­sta­men­te pia­ce­re che altri stu­den­ti pos­sa­no segui­re le loro orme e al con­tem­po che il pro­get­to abbia la giu­sta riso­nan­za. Per que­sto si pro­di­ga­no a docu­men­ta­re il codi­ce e i model­li 3D, scat­ta­no foto e crea­no video. Miche­le Por­tu­la­no crea anche uno spa­zio vir­tua­le acces­si­bi­le median­te QR code (gene­ra­to in Python, per non far­si man­ca­re nul­la) da cui sca­ri­ca­re tut­to l’oc­cor­ren­te per ripro­dur­re il robot. E dul­cis in fun­do, lo mostra agli open day a cen­ti­na­ia di geni­to­ri e stu­den­ti e lo pre­sen­ta a ragaz­zi più pic­co­li in visi­ta del­la scuo­la!

I nostri eroi sono riu­sci­ti lad­do­ve ave­va­no fal­li­to (crea­zio­ne di un brac­cio mec­ca­ni­co) o par­zial­men­te fal­li­to (satel­li­te can­sat) i pre­ce­den­ti com­pa­gni del­lo scien­ti­fi­co mate­ma­ti­co. Ora il D’A­ze­glio ha il suo pro­to­ti­po di Wall‑E. Bra­vis­si­mi Miche­le, Ema­nue­le e Fran­ce­sca!

Ulti­mo aggior­na­men­to: 5 Mag­gio 2025

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