Stam­pa Daze­gli­na Anni Tren­ta

Eppu­re era bel­lo. E non è rima­sto che que­sto muc­chiet­to di car­ta a docu­men­tar­lo cosi com’e­ra, il tem­po inquie­to e feli­ce dei nostri anni gio­va­ni, dei cosid­det­ti «anni tren­ta». Solo quel­lo che, dopo, è sta­to di mol­ti di noi può rive­la­re pen­sie­ri e atteg­gia­men­ti che qui non com­pa­io­no: qui, nel­la diver­ti­ta faran­do­la dei «nume­ri uni­ci» e dei gior­na­li­ni di clas­se. Che qual­che anno dopo il mag­gior espo­nen­te di quel­le reda­zio­ni diciot­ten­ni sfio­ras­se una con­dan­na a mor­te, qui non con­stat. Che un gio­va­ne diret­to­re per una fra­se appe­na appe­na allu­si­va andas­se incon­tro a una sor­te ben più seve­ra che i suoi col­le­ghi del­la Zan­za­ra, qui non per­ti­net; la fra­se sfug­gi­reb­be a un let­to­re che non cono­sces­se il «poi». Che altri lascias­se­ro la vita per esse­re com­piu­ta­men­te se stes­si in Spa­gna, o sot­to la tor­tu­ra, è altra cosa. Come è altra cosa che al gover­no d’I­ta­lia, nel pri­mo anno dopo la guer­ra, stes­se­ro in gran par­te ex daze­gli­ni. Qui sia­mo solo ragaz­zi dai quin­di­ci ai diciot­to, che tor­na­no a casa col­le com­pa­gne, e i grup­pet­ti si for­ma­no e si dis­sol­vo­no: l’an­no pri­ma, due tipi, quel­lo alto e quel­lo bas­so, accan­to a una ragaz­za con le trec­ce; l’an­no dopo, di nuo­vo uno alto e uno bas­so, ma diver­si e rico­no­sci­bi­li: «figu­re che scom­pa­io­no – figu­re che com­pa­io­no», com­men­ta il redat­to­re-dise­gna­to­re: il qua­le, ora, docen­te uni­ver­si­ta­rio, con­ser­va anco­ra la serie di quei gior­na­let­ti accan­to ai suoi dot­tis­si­mi volu­mi (non neghi, pro­fes­sor Fir­po, li ho visti io).

(Cle­lia Con­ter­no Gugliel­mi­net­ti – Annua­rio Liceo Mas­si­mo D’A­ze­glio del­l’an­no sco­la­sti­co 1967–68)

1930Sot­to a chi toc­ca
«Sot­to a chi toc­ca, ope­ra pri­ma di Val­do Fusi e Fran­co Piva­no, coi dise­gni di San­ti e Sol­da­ti, lito­gra­fa­to dagli Arti­gia­nel­li, al modi­co prez­zo di lire due: «Il miglior che sia mai sta­to – nume­r’u­ni­co crea­to », e non dimen­ti­ca­te l’a­po­stro­fo, vi pre­go. Anzi, gli apo­stro­fi si spre­ca­va­no : tro­via­mo un buon nume­ro di « qua­l’è», ed eli­sio­ni auda­cis­si­me, mari­net­tia­ne : «avan­t’in­die­tr’e a lato», e ardi­men­ti sin­tat­ti­ci nei riguar­di di una fan­ciul­la (allo­ra non si dice­va « ragaz­za»): «men­tr’ei con altrui bal­la». Ei sareb­be lei. E poi dico­no che oggi noi pro­fes­so­ri del­la media spe­dia­mo in liceo gen­te digiu­na di orto­gra­fia e di sin­tas­si, men­tre, una vol­ta…»
1931I Sans­sos­si
«Pen­sa­te che, l’an­no dopo, visti i fol­li introi­ti che alla Cas­sa Sco­la­sti­ca e al futu­ro Pre­si­den­te del­l’Or­di­ne Mau­ri­zia­no era­no venu­ti dal­la pub­bli­ca­zio­ne del Nume­ro uni­co, l’u­na e l’al­tro rinun­zias­se­ro a con­ti­nua­re l’im­pre­sa? Man­co per sogno! Anche se l’in­te­ro comi­ta­to di reda­zio­ne si è tra­sfe­ri­to all’U­ni­ver­si­tà, ecco I San­sôs­sì, ove Sol­da­ti sol­tan­to ha cedu­to a Bodo la mati­ta mali­zio­sa. Si son fat­ti fur­bi, i com­pa­ri: nien­te più coper­ti­na in car­ta Can­son; un for­te con­tin­gen­te di pub­bli­ci­tà a paga­men­to, in cui tro­neg­gia una Scuo­la supe­rio­re di Azien­da­ria (e poi cre­dia­mo d’a­ver inven­ta­to tut­to noi!); e il prez­zo aumen­ta­to a lire tre per Ita­lia e Colo­nie e a cin­que per l’e­ste­ro.
Nel­la pri­ma pagi­na com­pa­re Giu­sep­pe Briz­zi, il divo del­la gra­na­ta, l’im­po­nen­te bidel­lo di cui si dice­va aves­se rispo­sto a un postu­lan­te: «Il signor pre­si­de non c’è. Però ci sono io». L’ir­ri­ve­ren­te con­nu­bio tra Bri­zi e il libro, allo­ra appe­na usci­to, di Augu­sto Mon­ti ave­va gene­ra­to il nuo­vo Nume­ro Uni­co, secon­do del­la serie, che risen­te del­la spre­giu­di­ca­tez­za uni­ver­si­ta­ria, e, temia­mo, del fat­to che Coc­co­lo e Pan­dol­fi e la Mascal­chi e Zini (scom­pa­re il «pro­fes­sor…») e per­si­no il pre­si­de (scom­pa­re il «signor…») non fan­no più pau­ra, anzi, sono ogget­to di cari­ca­tu­ra, e, nel testo, piz­zi­ca­ti a dove­re».
1931Liqui­da­zio­ne
«1931: Liqui­da­zio­ne, tenu­to a bat­te­si­mo da Fusi, «padre dei due pri­mi glo­rio­si N.U.», ma redat­to… da chi? Geren­te respon­sa­bi­le è Augu­sto Cami­no; però ci sono altri col­pe­vo­li. Com­pa­re in que­ste pagi­ne Ren­zo Giua, che allo­ra reci­ta­va nel­la par­te del con­te di Rienz, il tede­sco, in Roman­ti­ci­smo, ma che ave­va, già in quel tem­po, avvia­to la sua bre­ve vita su ben altri bina­ri. Ecco Feli­ce Bal­bo, det­to Cici­no, la cui supe­rio­ri­tà i com­pa­gni rico­no­sce­va­no rilut­tan­ti. Ecco Remo Moro­ne, uno dei redat­to­ri e ora pre­si­den­te del­l’As­so­cia­zio­ne ex-allie­vi, del qua­le si rac­con­ta­no i fasti cal­ci­sti­ci e si pre­co­niz­za che, da gran­de, farà «il super­cri­ti­co bizan­ti­neg­gian­te», buon pro­no­sti­co per un avvo­ca­to, men­tre un medi­co lega­le di chia­ra fama, pro­fes­so­re uni­ver­si­ta­rio, era desti­na­to, secon­do i redat­to­ri, alla car­rie­ra di man­ne­quin».
1932Vec­chio D’A­ze­glio
«A Liqui­da­zio­ne segue, nel 1932, Vec­chio «D’A­ze­glio», capo­la­vo­ro di Lui­gi Fir­po det­to Gigi, che ne è il diret­to­re, il redat­to­re qua­si uni­co, l’a­ma­nuen­se, l’il­lu­stra­to­re («Ma come dise­gna­vo bene !», mi ha det­to con un’om­bra di ram­ma­ri­co). Prez­zo inva­ria­to: tre lire in Ita­lia e cin­que fuo­ri. Solo per il nume­ro suc­ces­si­vo il prez­zo per l’e­ste­ro ver­rà por­ta­to a 1.000.000 («se lo tro­vi», si aggiun­ge: ma chi? Il gior­na­le, il milio­ne o il let­to­re?).
Le frec­cia­te sono par­ti­co­lar­men­te acu­te, e a segno: Fir­po ave­va la mano sicu­ra, lo spi­ri­to pron­tis­si­mo, tan­to che qual­cu­no dei col­pi­ti se la pre­se, e Fir­po dovet­te paga­re ben cen­to lire di dan­ni».
1933I miei ricor­di del Liceo Mas­si­mo D’A­ze­glio
«Ma il gran­de Gigi (Lui­gi Fir­po), spe­di­to a otto­bre per la matu­ri­tà in quan­to si era pre­sen­ta­to all’e­sa­me di gin­na­sti­ca sen­za la magliet­ta del­l’O­pe­ra Nazio­na­le Balil­la, non si det­te per vin­to e rico­min­ciò l’an­no dopo, con I miei ricor­di del Liceo Mas­si­mo D’A­ze­glio, in com­but­ta con Umber­to Bian­chi e Gino Bec­ker: 
Nono­stan­te i guai del­l’an­no pre­ce­den­te, ecco la pun­zec­chia­tu­ra, a ogni pagi­na, di un capro espia­to­rio, sen­za il con­sen­so del qua­le, a det­ta dei redat­to­ri era usci­to il Nume­ro Uni­co.
E, ama­ris­si­mo, Fir­po con­clu­de­va: 
«Vi ho rispar­mia­to così i miei graf­fi
ma me la rido di sot­to i baf­fi… 
fac­cio il bene­vo­lo se il con­to tor­na,
ma nel frat­tem­po ne pen­so cor­na !»
1935D’A­ze­glio sot­to spi­ri­to
«Il pre­si­de mise i Nume­ri Uni­ci in qua­ran­te­na, e ritro­via­mo l’ul­ti­mo, D’A­ze­glio sot­to spi­ri­to, diret­to da Fran­co Fini, solo due anni dopo, nel ’35. Tra ì redat­to­ri, nien­te­me­no che Pri­mo Levi, il qua­le rac­con­ta, in ver­si, un cer­to suo fia­sco di scien­ze e si rive­la dise­gna­to­re. Ma la cen­su­ra avan­za: mol­ti ret­tan­go­li neri sono dis­se­mi­na­ti per le pagi­ne del gior­na­le, men­tre cam­peg­gia la pub­bli­ci­tà di un nego­zio di divi­se dal nome elo­quen­te: « All’E­ra Fasci­sta »: « dal figlio del­la Lupa al mili­te uni­ver­si­ta­rio ». Fini­sce cosi la serie dei Nume­ri Uni­ci pre­bel­li­ci, imi­ta­ti sem­pre ed egua­glia­ti mai. Fini­sce, for­se, per­ché si era leva­to il sipa­rio su altre vicen­de, in cui quei ragaz­zi — noi — si sareb­be­ro tro­va­ti dolo­ro­sa­men­te a rap­pre­sen­ta­re cia­scu­no la sua par­te. 0 for­se per via di quei tan­ti ret­tan­go­li neri».

Nel 2017 il Liceo ha pub­bli­ca­to tut­ti i gior­na­li­ni nel volu­me La Rac­col­ta dei Nume­ri Uni­ci del Liceo D’A­ze­glio

Ulti­mo aggior­na­men­to: 7 Mar­zo 2025

Torna in alto