Cen­te­na­rio nasci­ta Giu­lio Einau­di

2 gen­na­io 1912 – 5 apri­le 1999

Il Liceo D’Azeglio a cent’anni dal­la nasci­ta ricor­da Giu­lio Einau­di,
ex allie­vo, che tan­to ha ope­ra­to nel cam­po del­la cul­tu­ra e dell’editoria.

Giu­lio fu allie­vo del D’Azeglio dal 1921 al 1929. Fre­quen­tò dap­pri­ma il gin­na­sio nel cor­so C, tra l’anno sco­la­sti­co 1921–22 e il 1925–26. Il suo cur­ri­cu­lum fu abba­stan­za tra­va­glia­to: fu riman­da­to più vol­te in ita­lia­no, in lati­no, in mate­ma­ti­ca e in lin­gua stra­nie­ra.

Anche gli anni licea­li, nel cor­so B, furo­no segna­ti da dif­fi­col­tà di stu­dio: in pri­ma liceo fu riman­da­to in ita­lia­no, in secon­da in lati­no e scien­ze, in ter­za fu ammes­so all’esame di matu­ri­tà con una valu­ta­zio­ne insuf­fi­cien­te in filo­so­fia e fisi­ca. Alla ses­sio­ne esti­va d’esame fu riman­da­to in ita­lia­no e lati­no e poi pro­mos­so nel­la ses­sio­ne autun­na­le.

Regi­stro dei voti a.s. 1925–26 – Clas­se V C

In Liceo, nel cor­so B, ebbe come inse­gnan­te di ita­lia­no e lati­no Augu­sto Mon­ti e ven­ne a con­tat­to con i com­po­nen­ti di quel­la che sarà chia­ma­ta la “ban­da Mon­ti”, for­ma­ta da allie­vi, ex allie­vi e ami­ci del pro­fes­so­re. Fu sui ban­chi di scuo­la che si crea­ro­no quel­le rela­zio­ni che por­ta­ro­no poi, nel 1933, alla fon­da­zio­ne del­la Giu­lio Einau­di edi­to­re.

È lo stes­so Giu­lio a ricor­dar­lo in un’intervista di Seve­ri­no Cesa­ri (Col­lo­quio con Giu­lio Einau­di, Einau­di, Tori­no 2007). Alla doman­da se la casa edi­tri­ce avreb­be potu­to nasce­re non a Tori­no, ma in qua­lun­que altra cit­tà, Giu­lio rispon­de rico­no­scen­do la tra­di­zio­ne cul­tu­ra­le ed edi­to­ria­le tori­ne­se (la UTET, la SEI e le edi­zio­ni di Gobet­ti), affer­man­do che Tori­no «è sta­ta la cit­tà idea­le per un edi­to­re» come lui e che da Tori­no la casa edi­tri­ce ha appre­so l’ “ope­ro­si­tà”, e con­ti­nua:

«Altro humus, la scuo­la. Non solo l’università, ma pro­prio la scuo­la, così impor­tan­te in quel momen­to del­la for­ma­zio­ne di un gio­va­ne, tra i quin­di­ci e i vent’anni. Par­lo del famo­so Liceo Gin­na­sio Mas­si­mo D’Azeglio, dove si for­mò il pri­mo nucleo edi­to­ria­le del­la Einau­di».

Nel­la fon­da­zio­ne del­la casa edi­tri­ce, come Giu­lio sot­to­li­nea, il peso degli allie­vi di Mon­ti (Pave­se in par­ti­co­lar modo) e degli ami­ci di Leo­ne Ginz­burg, che era­no sta­ti allie­vi di Umber­to Cosmo, fu deter­mi­nan­te. E Mon­ti fu il col­lan­te, colui che sep­pe amal­ga­ma­re i due grup­pi, «una figu­ra ormai miti­ca nel­la pre­i­sto­ria mora­le di tan­ti einau­dia­ni».

È anco­ra Giu­lio, nel sag­gio-inter­vi­sta cita­to, a ricor­da­re Mon­ti:

«Per me, se non c’era Augu­sto Mon­ti, chis­sà. For­se piglia­vo altre stra­de. Esse­re for­ma­ti negli anni del­la cre­sci­ta, ave­re qual­cu­no che ti edu­ca, è impor­tan­tis­si­mo. Non che ci fos­se, allo­ra, la con­sa­pe­vo­lez­za pie­na del ruo­lo di Mon­ti, per me e cre­do nem­me­no per quel­li che da tan­ti anni lo fre­quen­ta­va­mo. Sono quei momen­ti di cui ti ren­di con­to dopo, è appun­to dopo che diven­ta­no un mito per­so­na­le».

Fu soprat­tut­to il lega­me con Leo­ne Ginz­burg, gran­dis­si­mo ani­ma­to­re di cul­tu­ra, a per­met­te­re la fon­da­zio­ne e lo svi­lup­po del­la casa edi­tri­ce. La moglie di Leo­ne, Nata­lia Levi, ricor­da nel dopo­guer­ra, nel­le stan­ze di via Bian­ca­ma­no, lo stu­dio di Giu­lio:

«L’editore ave­va appe­so alla pare­te, nel­la sua stan­za, un ritrat­ti­no di Leo­ne, col capo un po’ chi­no, gli occhia­li bas­si sul naso, la fol­ta capi­glia­tu­ra nera, la pro­fon­da fos­set­ta nel­la guan­cia, la mano fem­mi­nea. Leo­ne era mor­to in car­ce­re, nel brac­cio tede­sco di Regi­na Coe­li, a Roma, duran­te l’occupazione tede­sca, un geli­do feb­bra­io». (da Les­si­co fami­glia­re)

Giu­lio Einau­di nell’intervista di Seve­ri­no Cesa­ri met­te in luce il ruo­lo di Leo­ne nel­la fon­da­zio­ne del­la casa edi­tri­ce:

«Sono riu­sci­to così infi­ne a fare l’editore. Quan­do ho regi­stra­to la Giu­lio Einau­di edi­to­re, come dit­ta indi­vi­dua­le, nel ’33, la sede era in via Arci­ve­sco­va­do 7. Un ulti­mo pia­no, un sof­fit­to­ne dove c’era anche un magaz­zi­no, uno stu­dio per me, un’altra stan­za per Ginz­burg, e una sala più gran­de per la segre­te­ria. Ecco tut­to. […] E poi ci fu que­sta pia­ce­vo­le sor­pre­sa, la rive­la­zio­ne di Cesa­re Pave­se».

Tra i com­pa­gni di scuo­la, tra gli ami­ci del­la ban­da Mon­ti o “con­fra­ter­ni­ta”, come l’ha defi­ni­ta Mas­si­mo Mila, Giu­lio è cre­sciu­to cul­tu­ral­men­te e poli­ti­ca­men­te:

«Non sono sta­to fasci­sta allo­ra come non sono sta­to comu­ni­sta poi, anche se ho ammi­ra­to il corag­gio dei comu­ni­sti e apprez­za­to le loro scel­te, le miglio­ri pos­si­bi­li in Ita­lia, con­ti­nuo a pen­sa­re. Con­si­de­ro di esse­re uno spi­ri­to libe­ro, di aver appog­gia­to sem­pre nel cor­so del­la mia vita quel­li che ave­va­no idee non con­for­mi­ste».

«Anche se nel 1933 Leo­ne Ginz­burg è un intel­let­tua­le e un poli­ti­co per­fet­ta­men­te for­ma­to, che pen­sa alla ‘rivo­lu­zio­ne libe­ra­le’ e cer­ca con ansia un suo sboc­co edi­to­ria­le pro­prio come brac­cio di un inter­ven­to poli­ti­co anti­fa­sci­sta, resta il fat­to che nei con­fron­ti del regi­me l’idea comu­ne dell’Einaudi era quel­la di ave­re la pos­si­bi­li­tà di espri­mer­si libe­ra­men­te».(dall’intervista di Seve­ri­no Cesa­ri)

I libri, i tan­ti libri che la casa edi­tri­ce ha pub­bli­ca­to, sono sta­ti il mez­zo per “espri­mer­si libe­ra­men­te”, per dif­fon­de­re idee, susci­ta­re discus­sio­ni, inse­ri­re la cul­tu­ra ita­lia­na nel­la più ampia cul­tu­ra euro­pee, per­met­te­re ai tan­ti let­to­ri di eser­ci­ta­re quel­lo spi­ri­to cri­ti­co che è il lasci­to di Mon­ti quan­do a scuo­la leg­ge­va gli auto­ri (cosa stra­na all’epoca, quan­do si stu­dia­va­no sun­ti sto­ri­ci e non si leg­ge­va­no o qua­si i testi) e non vole­va che i suoi allie­vi pren­des­se­ro appun­ti, ma si abi­tuas­se­ro a riflet­ter con la loro testa.

Mon­ti è sta­to sicu­ra­men­te un pro­fes­so­re impor­tan­te per i suoi allie­vi, ma anche loro sono sta­ti impor­tan­ti per lui, l’hanno con­fer­ma­to nel­le sue intui­zio­ni peda­go­gi­che e gli han­no per­mes­so di svi­lup­pa­re le sue capa­ci­tà di edu­ca­to­re e di for­ma­to­re. Augu­sto Mon­ti, ne I miei con­ti con la scuo­la, ricor­da Giu­lio Einau­di stu­den­te e i com­pa­gni del­la sua clas­se:

«Ma Giu­lio Einau­di, che pure era di quel­li, dia­vo­lo non fu – allo­ra – per nul­la: i dia­bo­li­ci com­pa­gni lo chia­ma­van Giu­liet­ta, pron­to ai ros­so­ri e alle lagri­me come una fan­ciul­li­na; ma di anno in anno sot­to i miei occhi cre­sce­va, si face­va uomo, fin­ché in ter­za ecco, era in gra­do di far­si tran­quil­la­men­te il suo sag­get­to este­ti­co da sé o il suo excur­sus o la sua espo­si­zion­cel­la sto­ri­ca in puli­to ita­lia­no. Deb­bo dire che anche qui in que­sto “incre­men­to” ci fu lo zam­pi­no del­la “ban­da” in per­so­na di Mas­si­mo Mila […] In quell’estate del 1928, che Mas­si­mo era già matri­co­la di let­te­re, lo man­dam­mo a San Gia­co­mo di Doglia­ni, die­tro pre­ghie­ra del bab­bo di Giu­lio, a rimon­ta­re un po’ per bene il lati­no di quel figliuo­lo […] La matu­ri­tà gli andò benis­si­mo anche per il lati­no, ma poi comin­cia­ro­no per Giu­lio i vaga­bon­dag­gi da una facol­tà all’altra, dall’una all’altra voca­zio­ne […] e una vol­ta incon­trai il sena­to­re suo padre, e mio mae­stro, che mi dis­se: – Sa cosa, pro­fes­so­re? il mio Giu­lio si è sco­per­to la boz­za del lan­cia­to­re di libri e rivi­ste… vuol fare – dice lui – l’editore –. Non è esclu­so che quel ber­noc­co­lo gli si fos­se for­ma­to in nuce in quell’estate del­la ripe­ti­zio­ne di lati­no».


I libri, che Giu­lio ave­va impa­ra­to a leg­ge­re e a “gusta­re” a scuo­la, quei libri che Mon­ti biblio­te­ca­rio del D’Azeglio con l’aiuto di Leo­ne Ginz­burg dava in mano agli stu­den­ti, diven­ta­no lo sco­po del­la sua vita. A ragio­ne Nor­ber­to Bob­bio, altro com­po­nen­te la ban­da Mon­ti ed einau­dia­no, scri­ve nel 1965 all’ormai vec­chio pro­fes­so­re, con un po’ d’orgoglio, che dal D’Azeglio «è venu­ta fuo­ri tut­ta la nostra sto­ria, anche la mia».

Sicu­ra­men­te per Giu­lio il suo futu­ro all’insegna del­lo Struz­zo è ini­zia­to su quei ban­chi di liceo. E lo ha por­ta­to a supe­ra­re la timi­dez­za e le dif­fi­col­tà di uno stu­den­te licea­le per diven­ta­re un per­so­nag­gio con cui la cul­tu­ra tori­ne­se e ita­lia­na con­ti­nua ad ave­re un debi­to di rico­no­scen­za.

Gior­gio Bran­do­ne

Appro­fon­di­men­ti:
Giu­lio Einau­di nel ricor­do di Wal­ter Bar­be­ris Segre­ta­rio Gena­ra­le del­la Giu­lio Einau­di edi­to­re

Ulti­mo aggior­na­men­to: 8 Mar­zo 2025

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