Il D’A­ze­glio ricor­da Gian­car­lo Pajet­ta

(Tori­no 24 giu­gno 1911)

“Ave­vo degli ami­ci tra i com­pa­gni di scuo­la: non solo quei tre o quat­tro ragaz­zi che sta­va­no al Bor­go1 e, come me, tut­te le mat­ti­ne pren­de­va­no il tram nume­ro 5 per arri­va­re al D’Azeglio, ma anche altri, fra i com­pa­gni di clas­se. Ricor­do Vit­to­rio Foa, mio vici­no di ban­co, uno di quel­li che in qual­che modo gra­vi­ta­va­no intor­no ad Augu­sto Mon­ti2, il qua­le non era sol­tan­to un pro­fes­so­re, ma un mae­stro capa­ce di lascia­re un segno su mol­ti suoi allie­vi.

Quan­do fui espul­so dal liceo, pochi ven­ne­ro a tro­var­mi; dicia­mo­lo pure, non ven­ne nes­su­no: non inven­tia­mo soli­da­rie­tà postu­me e non sten­dia­mo un velo pie­to­so su que­gli anni di indif­fe­ren­za e di vil­tà. Arri­vò a casa mia sol­tan­to un ragaz­zet­to che non cono­sce­vo; era sta­to man­da­to dal padre, il pro­fes­sor Cosmo3, un anti­fa­sci­sta, un socia­li­sta. E ven­ne per dir­mi che suo padre vole­va che sapes­si che era con me. Un segno del cli­ma in cui per un lun­go tem­po vis­se il nostro pae­se. Eppu­re potrei fare un elen­co di quel­li che poi si sve­glia­ro­no, die­de­ro pro­va di corag­gio, pati­ro­no il car­ce­re e fece­ro la Resi­sten­za. I rit­mi del­la sto­ria non furo­no quel­li del­la mia impa­zien­za di allo­ra (…)

(Gian­car­lo Pajet­ta, Il ragaz­zo ros­so, Mila­no, Mon­da­do­ri 1983, pp. 56. 61)

Il “pro­ces­so” a Pajet­ta

Nei docu­men­ti dell’Archivio Sto­ri­co del Liceo D’Azeglio si con­ser­va un cor­po­so fasci­co­lo riguar­dan­te il caso Pajet­ta.

Il pri­mo docu­men­to è data­to 14 gen­na­io 1927 ed è la minu­ta di una let­te­ra indi­riz­za­ta al Pre­fet­to di Tori­no: il Pre­si­de, prof. Car­lo Stei­ner, comu­ni­ca il ritro­va­men­to nei loca­li del­la scuo­la di mani­fe­sti e opu­sco­li di pro­pa­gan­da comu­ni­sta indi­riz­za­ti agli stu­den­ti, ricor­da le sue inda­gi­ni per sco­pri­re il respon­sa­bi­le e sot­to­li­nea di aver inter­ro­ga­to l’allievo Gian­car­lo Pajet­ta il qua­le, sen­za voler con­fes­sa­re, è par­so “assai tur­ba­to”. Il Pre­si­de invia al Pre­fet­to il mate­ria­le seque­stra­to “con l’animo pro­fon­da­men­te addo­lo­ra­to per il con­te­gno di que­sto stu­den­te che divul­gan­do tra i nostri gio­va­ni i vele­no­si opu­sco­li del­la pro­pa­gan­da dei sen­za patria mira­va a tur­ba­re la bel­la armo­nia di cuo­ri che regna nel­le nostre scuo­le quan­do si trat­ta dell’avvenire e del­la gran­dez­za del­la patria.”

Segue una let­te­ra del­lo stes­so tono data­ta 15 gen­na­io 1927 e indi­riz­za­ta al Prov­ve­di­to­re agli Stu­di di Tori­no.

Vi sono poi le minu­te del­le depo­si­zio­ni di alcu­ni allie­vi come quel­la del­lo stes­so Gian­car­lo Paiet­ta, che nega di appar­te­ne­re al Par­ti­to Comu­ni­sta e di aver distri­bui­to mate­ria­le pro­pa­gan­di­sti­co, di Enzo Arnal­di, che sostie­ne inve­ce di esse­re a cono­scen­za che il Pajet­ta ha por­ta­to a scuo­la i mate­ria­li in ogget­to, di Anto­niet­ta Bas­si­gna­na, che affer­ma di aver avu­to dal Pajet­ta alcu­ne dispen­se di un’opera di Car­lo Marx, di Vit­to­re Catel­la, che ricor­da il fat­to che il Pajet­ta e il Levi han­no lavo­ra­to pres­so un’officina per far pro­pa­gan­da poli­ti­ca pres­so gli ope­rai e che il Pajet­ta ha cer­ca­to di “vin­ce­re gli scru­po­li reli­gio­si che la Bas­si­gna­na oppo­ne­va alla pro­pa­gan­da comu­ni­sta.”

È con­ser­va­ta la minu­ta di una let­te­ra del 7 feb­bra­io con cui il Pre­si­de invia al Prov­ve­di­to­re copia del ver­ba­le del Con­si­glio dei pro­fes­so­ri tenu­to­si lo stes­so gior­no per discu­te­re del­la puni­zio­ne disci­pli­na­re da inflig­ge­re al Pajet­ta. Il Pre­si­de lamen­ta che “una valu­ta­zio­ne del­la rea­le gra­vi­tà dei fat­ti sfug­gì ai pro­fes­so­ri” e par­la di “man­can­za di sen­si­bi­li­tà poli­ti­ca”: in effet­ti i pro­fes­so­ri, con una lun­ga discus­sio­ne tenu­ta­si dal­le 14.30 alle 19.00, ave­va­no cer­ca­to di smi­nui­re la gra­vi­tà dei fat­ti. Si era par­la­to di “liti­gi e paro­lo­ni di bam­bi­ni”, di “una con­dan­na che può esse­re la rovi­na di un ragaz­zo, alun­no nostro da set­te anni e impre­giu­di­ca­to, che può met­te­re in gra­vi cimen­ti una fami­glia. Una con­dan­na che non con­clu­de­rà ad ogni modo nul­la, per­ché il puni­to ha dirit­to di ricor­so e la cosa con­ti­nue­rà.” Insom­ma, il Con­si­glio non ave­va volu­to pren­de­re posi­zio­ne: “Udi­ta la rela­zio­ne pre­si­den­zia­le cir­ca i fat­ti riguar­dan­ti l’alunno Paiet­ta, del­la secon­da licea­le B – con­si­de­ra­to che, qua­lo­ra di det­ti fat­ti fos­se accer­ta­ta l’indole, essi potreb­be­ro assu­me­re tale carat­te­re di gra­vi­tà poli­ti­ca da esu­la­re dal­la com­pe­ten­za del Con­si­glio stes­so – dichia­ra di non esse­re in gra­do di pro­por­re ade­gua­ti prov­ve­di­men­ti disci­pli­na­ri.” Vota con­tro la mozio­ne il Pre­si­de, vota­no a favo­re 23 inse­gnan­ti su 30; 6 docen­ti si asten­go­no.

Nono­stan­te il fat­to che il Con­si­glio pro­pon­ga la revo­ca del­la sospen­sio­ne del Pajet­ta, il Pre­si­de il gior­no seguen­te scri­ve al Prov­ve­di­to­re chie­den­do come deb­ba com­por­tar­si con lo stu­den­te e il Prov­ve­di­to­re rispon­de lo stes­so gior­no insi­sten­do per la sospen­sio­ne dal­le lezio­ni in atte­sa di deci­sio­ni. Il 9 feb­bra­io il Pre­si­de scri­ve nuo­va­men­te al Prov­ve­di­to­re per­ché deci­da sul­la sospen­sio­ne a nor­ma dell’art. 36 del R.D. 30 apri­le 1924 n. 965 e il Prov­ve­di­to­re rispon­de con­fer­man­do da sospen­sio­ne in atte­sa di rati­fi­ca da par­te del Mini­ste­ro, del che il Pre­si­de dà comu­ni­ca­zio­ne all’avvocato Car­lo Pajet­ta, padre di Gian­car­lo.

Si arri­va così all’epilogo: il 14 mar­zo 1927 il Pre­si­de Rosa­rio Rus­so con­vo­ca in Sedu­ta straor­di­na­ria il Con­si­glio dei pro­fes­so­ri.

“Alle ore 16,30 si tro­va­no adu­na­ti, nel­la soli­ta sala dei pro­fes­so­ri del liceo, i pro­fes­so­ri del R. Liceo-Gin­na­sio in sedu­ta ple­na­ria. È assen­te la pro­fes­so­res­sa Mot­ta-Ciac­cio per moti­vi di salu­te. Pre­sie­de il Pre­si­de. Fun­ge da segre­ta­rio il prof. Augu­sto Mon­ti. L’ordine del gior­no por­ta: “Puni­zio­ne disci­pli­na­re”. Pri­ma di entra­re in argo­men­to, il Pre­si­de fa ai pre­sen­ti cal­dis­si­ma rac­co­man­da­zio­ne di man­te­ne­re il segre­to di uffi­cio e ricor­da a tut­ti l’impegno assun­to all’atto del giu­ra­men­to. Deve ripre­sen­ta­re al Con­si­glio il caso dell’alunno Gian­car­lo Paiet­ta del­la secon­da licea­le B, accu­sa­to di pro­pa­gan­da comu­ni­sta tra gli alun­ni di que­sto Liceo. Quan­do la que­stio­ne fu trat­ta­ta nel­la sedu­ta del 7 feb­bra­io 1927, par­ve ad alcu­ni pro­fes­so­ri desi­de­ra­bi­le che i fat­ti fos­se­ro sot­to­po­sti all’esame dell’autorità giu­di­zia­ria men­tre in alcu­ni altri sor­se il dub­bio cir­ca la com­pe­ten­za del Con­si­glio stes­so. Que­sti due osta­co­li ad una deli­be­ra­zio­ne defi­ni­ti­va ora sono rimos­si per­ché è per­ve­nu­ta alla Pre­si­den­za, per via gerar­chi­ca, una let­te­ra di S. E. il Mini­stro del­la P. Istru­zio­ne, dal­la qua­le risul­ta appun­to che sul­la gra­vi­tà dei fat­ti attri­bui­ti al Paiet­ta si è pro­nun­cia­ta la supre­ma auto­ri­tà sco­la­sti­ca, e che la com­pe­ten­za del Con­si­glio è fuo­ri discussione.Il Pre­si­de dà let­tu­ra a que­sto pun­to del­la let­te­ra di S. E. il Mini­stro del­la P. Istru­zio­ne. In essa, così com­men­ta il Pre­si­de, anzi­tut­to il Mini­stro valu­ta i risul­ta­ti del­le inda­gi­ni con­dot­te dal Pre­si­de Stei­ner e dall’Ispettore Arnal­do Mon­ti e li rico­no­sce con­clu­den­ti; in secon­do luo­go addi­ta qua­le potreb­be esse­re la pena ade­gua­ta alla man­can­za, e cioè la espul­sio­ne da tut­ti gli isti­tu­ti del Regno; dal­la qua­le indi­ca­zio­ne emer­ge la gra­vi­tà del­la man­can­za stes­sa. Ne con­se­gue che il Con­si­glio può deli­be­ra­re tran­quil­la­men­te e libe­ra­men­te sul­la puni­zio­ne da inflig­ger­si all’alunno Paiet­ta. Il prof. Ful­che­ri è del pare­re che la vota­zio­ne deb­ba avve­ni­re a scru­ti­nio segre­to. Il Pre­si­de non acce­de alla pro­po­sta Ful­che­ri. Il prof. Luz­zi doman­da che si sot­to­pon­ga­no al Con­si­glio le risul­tan­ze del­le inda­gi­ni e del­la inchie­sta, giac­ché egli fu assen­te dal­la sedu­ta pre­ce­den­te e non ha alcun ele­men­to di giu­di­zio. Il Pre­si­de rispon­de che non ha docu­men­ti da pro­dur­re e che i pro­fes­so­ri, che si tro­va­no nel­la con­di­zio­ne del prof. Luz­zi, potran­no, se cre­do­no, aste­ner­si dal­la vota­zio­ne. Ritie­ne che non ci sia luo­go a discus­sio­ne, e pro­po­ne for­mal­men­te che l’alunno Paiet­ta Gian­car­lo del­la secon­da licea­le B sia allon­ta­na­to da tut­ti gli Isti­tu­ti del Regno. Si pro­ce­de alla vota­zio­ne per appel­lo nomi­na­le. Il Pre­si­de pre­ci­sa: chi vote­rà sì appro­ve­rà la sua pro­po­sta; chi vote­rà no la respin­ge­rà. Par­la­no in rela­zio­ne al voto dato nel­la pre­ce­den­te sedu­ta i pro­fes­so­ri Bon­gi­ni, Mase­ra, Oddo­ne, Voghe­ra e Vogli­no, non­ché il prof. Pre­del­la. I risul­ta­ti del­la vota­zio­ne sono i seguen­ti: pre­sen­ti 35; han­no vota­to sì i pro­fes­so­ri: Stei­ner (Pre­si­de), Alber­to, Bara­le, Ber­nar­di, Bon­gi­ni, Casa­le­gno, Cer­ru­ti, Ciaf­fi, Dami­la­no, Foa, Four­nier, Ful­che­ri, Lar­ga­iol­li, Lobet­ti-Bodo­ni, Mase­ra, Mat­ta­lia, Oddo­ne, Pan­dol­fi, Piva, Pro­va­le, Sas­so, Segre, Tonol­li, Voghe­ra, Vogli­no, Zini (n. 25). Ha vota­to no il pro­fes­sor Pre­del­la. Si sono aste­nu­ti i pro­fes­so­ri Ber­sa­no, Luz­zi, Pro­va­le (assen­ti dal­la pre­ce­den­te sedu­ta) e i proff. Badel­li­no, Bor­go­gno, Mon­ti, Pascal, Regis, Rus­sia­no (n. 9). Il Con­si­glio deli­be­ra quin­di l’espulsione dell’alunno Gian­car­lo Paiet­ta da tut­ti gli Isti­tu­ti del Regno.”

Il 30 mar­zo 1927 la Giun­ta Regio­na­le per le Scuo­le medie del Pie­mon­te, pre­sie­du­ta dal Prov­ve­di­to­re, Umber­to Ren­da, respin­ge il ricor­so dell’avvocato Pajet­ta e con­fer­ma la sospen­sio­ne del figlio Gian­car­lo, soste­nen­do che la “man­can­za” non può “esse­re con­si­de­ra­ta una sem­pli­ce ‘offe­sa alle isti­tu­zio­ni’, ma qua­le una vera e pro­pria azio­ne diret­ta – a mez­zo del­la pro­pa­gan­da comu­ni­sta – a instil­la­re e dif­fon­de­re nei gio­va­ni alun­ni idee e pro­po­si­ti inte­si, come ulti­mo fine, a sov­ver­ti­re la costi­tu­zio­ne del­lo Sta­to.”

Lo sta­to auto­ri­ta­rio che il regi­me fasci­sta sta­va costruen­do richie­de­va l’eliminazione di ogni for­ma di oppo­si­zio­ne, spe­cie nel­la scuo­la, che dove­va esse­re la fuci­na del­le nuo­ve gene­ra­zio­ni. Era quin­di neces­sa­rio met­te­re a tace­re ogni voce fuo­ri dal coro: anche se si trat­ta­va del­la voce “peri­co­lo­sa” di un ragaz­zo di 15 anni, una voce per di più, a quan­to ricor­da lo stes­so Pajet­ta, abba­stan­za iso­la­ta.
Il “ragaz­zo ros­so” avreb­be pre­sto cono­sciu­to le patrie gale­re, ma voglia­mo pen­sa­re che il suo esem­pio, allo­ra poco com­pre­so in una socie­tà che ten­de­va al con­sen­so, abbia dato frut­to: nel 1935 al posto di fron­tie­ra di Pon­te Tre­sa Alber­to Levi, fra­tel­lo di Nata­lia Ginz­burg e com­pa­gno di clas­se di Pajet­ta, e Sion Segre Amar ven­go­no tro­va­ti in pos­ses­so di volan­ti­ni anti­fa­sci­sti di G.L. Alber­to riu­sci­rà a rifu­giar­si in Sviz­ze­ra, Sion sarà arre­sta­to. E mol­ti altri stu­den­ti incon­tra­ti in quel­le aule dal gio­va­nis­si­mo Gian­car­lo avran­no sto­rie impor­tan­ti.

“Tre ragaz­zi di que­gli anni, oltre me e mio fra­tel­lo, diven­ne­ro poi depu­ta­ti. Foa, il mio com­pa­gno di ban­co del­la secon­da liceo, nono­stan­te i miei osti­na­ti ten­ta­ti­vi, di poli­ti­ca pro­prio non vole­va occu­par­se­ne. Non dimo­stra­va per que­sta nes­sun inte­res­se, mal­gra­do aves­se già una viva curio­si­tà intel­let­tua­le per tan­te cose. Mas­si­mo Mila ha già rac­con­ta­to come io cer­cas­si inva­no di con­ver­tir­lo e come inu­til­men­te gli des­si del mate­ria­le di pro­pa­gan­da. Pas­sa­ro­no gli anni e feci in tem­po a ritro­var­me­li tut­ti e due in car­ce­re, come espo­nen­ti di Giu­sti­zia e Liber­tà, con Augu­sto Mon­ti e altri.”

(Gian­car­lo Pajet­ta, Il ragaz­zo ros­so, Mila­no, Mon­da­do­ri 1983, pp. 56–57)

  1. Gian­car­lo Pajet­ta abi­ta­va in Bor­go San Pao­lo, il bor­go ope­ra­io di Tori­no, con i geni­to­ri, Elvi­ra, mae­stra ele­men­ta­re allon­ta­na­ta dall’insegnamento dal regi­me fasci­sta, e Car­lo, avvo­ca­to, e con i fra­tel­li Giu­lia­no (nato nel 1915), com­bat­ten­te nel­le Bri­ga­te Inter­na­zio­na­li duran­te la Guer­ra di Spa­gna, depor­ta­to a Mau­thau­sen, uomo poli­ti­co e depu­ta­to, e Gaspa­re (nato nel 1925), cadu­to in un com­bat­ti­men­to con trup­pe tede­sche il 13 feb­bra­io 1944 a Mego­lo. ↩︎
  2. Gian­car­lo Pajet­ta fu espul­so da tut­te le scuo­le per tre anni nel mar­zo del 1927, men­tre fre­quen­ta­va la secon­da liceo B: il suo pro­fes­so­re di ita­lia­no era Augu­sto Mon­ti. Tra i suoi com­pa­gni Vit­to­re Catel­la, Vit­to­rio Foa, Alber­to Levi, Leo­nar­do Pestel­li. ↩︎
  3. Umber­to Cosmo, inse­gnan­te di ita­lia­no e lati­no nel cor­so licea­le A del “D’Azeglio”, era sta­to costret­to ad abban­do­na­re la cat­te­dra nel set­tem­bre del 1926 per le pres­sio­ni del Mini­stro del­la Pub­bli­ca Istru­zio­ne che gli con­te­sta­va l’incompatibilità tra il suo inse­gna­men­to e le diret­ti­ve del Par­ti­to fasci­sta. ↩︎

Ulti­mo aggior­na­men­to: 6 Mar­zo 2025

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